Referendum “Prima i nostri” e Canton Ticino

Il referendum svoltosi domenica 25 settembre 2016 in Canton Ticino denominato “Prima i nostri” merita attenzione. Il quesito referendario definito “antifrontalieri” mira a introdurre misure legislative nel mercato del lavoro per privilegiare gli svizzeri contro l’invadenza dei frontalieri. Promosso dall’UDC, una formazione di destra, sostenuto dalla Lega dei Ticinesi, il referendum ha ottenuto il 58% dei voti mettendo a nudo il sentimento di paura e le contraddizioni diffuse al di là della frontiera lombarda di Chiasso.

Del Canton Ticino e della Svizzera, si conoscono mitologie e luoghi comuni. Vale pure il contrario, infatti, gli abitanti del Canton Ticino poco sanno dei vicini lombardi, ad esempio che il reditto pro capite (almeno fino al 2010), era superiore a quello dei ticinesi.

I distretti che formarono il Canton Ticino in epoca napoleonica rimasero a lungo depressi, se comparati ai cantoni di lingua tedesca e a quelli di lingua francese e alla vicina Lombardia, causa la mancata industrializzazione (cfr. R. Romano,  Il Canton Ticino fra ‘800 e ‘900. La mancata industrializzazione di una regione di frontiera).

Fra gli anni Venti e Sessanta del Novecento il Canton Ticino, trascurato da Berna, aprì un contenzioso con la Confederazione per la mancata inclusione socio-economico nello spazio confederale. La sorte del Ticino rimase schiacciata per un lungo tempo fra il modello industriale svizzero, caratterizzato da una forte vocazione alla qualità e il modello lombardo orientato alla produzione di massa del mercato interno. Situazione che permane per decenni.

L’espansione dell’industria e la finanziarizzazione dell’economia svizzera scivolata oltre il Gottardo garantiscono una crescita sconosciuta al Canton Ticino nel secondo Novecento. Lo sviluppo recente si avvale di manodopera straniera, italiana. Il motivo di accrescimento della ricchezza del Cantone è l’integrazione economica che però è pure fonte di problemi e paure. Senza i frontalieri italiani l’economia del Canton Ticino, infatti, non funzionerebbe. E’ la globalizzazione, con l’ingresso in Ticino di molti operatori lombardi alla ricerca di condizioni più favorevoli (contratti e IVA) per le loro produzioni a mettere in moto allarmismi e paure nella popolazione ticinese.

La disoccupazione al 3%, dato fisiologico, testimonia che per ora la crisi è ben lontana da questa terra fortunata. Ciò nonostante i Ticinesi votano in modo massiccio per difendere “prima i nostri”.  La questione è che i Ticinesi dovrebbero approfondire il tema di chi siano “i nostri”. Difficile definire estranei  i lavoratori regolari che lavorano nel Cantone e contribuiscono alla ricchezza del territorio.

Perchè allora una percentuale tanto robusta della popolazione vota a favore del referendum “Prima i nostri”? C’è un dato comune al Canton Ticino e alla Lombardia di questi anni: la diffusione di culture xenofobe e razzistiche. La meraviglia di Roberto Maroni di fronte al voto dei Ticinesi è pura ipocrisia.

I Ticinesi formulano richieste assurde che il governo federale negherà. Ma non basta! Di fronte a tali derive, le falsità alimentate dal leghismo, al di là e al di qua della frontiera, vanno denunciate e combattute.

 

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